Agrigento

Agrigento

Essere conquistati da certi popoli è un vero e proprio privilegio. Tra questi popoli, in primo luogo i Graci, che hanno inserito la Sicilia nella grande storia. I loro edifici sfidano i secoli. Empedocle nel V sec. A. c. scrive sugli abitanti di Agrigento (Akragas): “Vivono nella spensieratezza dei costumi come se dovessero morire il giorno dopo e costruiscono come se non dovessero morire mai”. Grazie a questa concezione del mondo, i templi sono ancora lì, e ancora oggi, come allora, meravigliano la mente dei visitatori. Il mondo civile, così com’è stato concepito dai Greci, prima, e dai Romani, in seguito, si distinguerà dal mondo dei barbari anche a partire dalla coltivazione e dal consumo degli alimenti derivanti da queste due pagine. Questo resterà un tratto di distinzione che rimarrà quasi immutato fino ad oggi. Si magia, non solo per soddisfare il bisogno della fame, ma, anche, per stare insieme. Quest’atteggiamento, nei confronti del cibo, distingue uomo civilizzato dalle bestie e dal barbaro. Nel XVIII sec. La città segna una ripresa sociale ed economica.   L. Pirandello, premio Nobel per la letteratura: “Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza sapere né come né perche né da chi la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria. Chi ha capito il gioco non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Così è.”
La città antica: La Valle dei Templi (il Tempio della Concordia, Tempio di Giunone, di Ercole).
La tomba di Terone, la chiesa di S. Nicola, eretta da Cistercensi (il sarcofago di Fedra) Museo Archeologico Regionale (Telamone, la statua marmorea di Efebo).
La città Moderna: La Cattedrale, Museo Diocesano, La casa natale di L. Pirandello. 
 
 
 
 
 
 

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